Quanto Super-Guadagna Autostrade per l’Italia rispetto alla gestione ANAS?

 

Il 14 maggio le quotazioni di Atlantia, che controlla Auostrade per l’Italia Spa al 100%  sono calate solo del 5,4%, segno che il mercato non prende sul serio le minacce del ministro Toninelli di revoca delle concessioni, appoggiate, per ora, dal ministro Di Maio.

Anche se vi è stato un picco del -10% , con sospensione, si chiude con solo un -5,4%, eppure Atlantia controlla il 100% di Autostrade per l’Italia SpA, e quindi dovrebbe condividerne , in parte, le sorti.

In realtà Austrade per l’Italia, da quando è stata privatizzata, è diventata la mucca da mungere perfetta per i capital-monopolisti, quelli difesi dai vari pseudo liberisti, tipo Taradash o Giannino, che hanno come unica funzione quella di tosare il cittadino senza dare nulla in cambio o dando il minimo indispensabile. La prova? Beh, iniziamo guardando il bilancio 2017 di Società Autostrade:

L’EBIT, “Erning Before Interest and Taxes”, quello che una volta si definiva Margine operativo lordo in Italia è pari al 49% del fatturato, cioè la società non spende in pratica in manutenzioni che la metà di quello che incassa dai cittadini coi pedaggi e con i sovrapprezzi dei carburanti. Notiamo che il fatturato è cresciuto del 3%, ma l’EBIT del 11%,  per effetto dell’aumento dei pedaggi stessi non controbilanciata da un’equivalente aumento dei costi aziendali, quindi l’azienda è stata molto efficiente nel risparmiare sui costi.

La società succhia risorse dal sistema economico italiano e non ne reimmette. Praticamente una grossa zecca economica. L’utile di esercizio è enorme 1,042 miliardi di euro, il 26% del fatturato, con un rischio d’impresa che, fino ad oggi era considerato pari a zero. Gli spacciatori di droga sono dei dilettanti.

Fino ad oggi il rischio d’impresa era zero, oggi, forse è cresciuto di qualche percentuale: l’avidità di voler proseguire a fare utili senza investimenti nè manutenzioni ha portato al crollo del ponte e quindi anche al rischio, minimo secondo la borsa, di veder cessare o ridurre questo utile. Già questo basterebbe agli azionisti, e dico gli azionisti, non i cittadini italiani, per chiedere la testa di tutto il CdA di Atlantia e di società Autostrade.

I cittadini avrebbero qualche motivo in più, e speriamo che la Magistratura di Genova, così pronta a dare la caccia ai fondi della Lega sia pronta a far fare una visita a Marassi a questi signori. Si parla di “Crollo senza nessun segno”, quando giacevano ben due interrogazioni al ministro Delrio sul viadotto, nonchè interviste di professionisti in TV, per cui i legali dei membri del CdA avranno di che divertirsi.

Io immagino i vari Giannino e Taradash dire “Sicuramente il privato è più effciente del pubblico, e fa investimenti che il pubblico non fa”. Prendo dati ora da bilancio Autostrade per l’Italia 2017 e dal piano di investimenti ANAS 2016-2020

Il privato è più efficiente del pubblico? Da ANAS:

La qualità ANAS non sarà pari a quella delle concessionarie private, ma c’è spazio per migliorare, cosa ne dite? Per darvi un’idea la Società Autostrade spende a KM, fra manutenzioni e sicurezza, 145.600 euro, cifra in crescita fra il 2016 ed il 2017. A fronte di questa maggiore crescita avrà gettato una maggior quantità di manto autostradale? Ecco la risposta:

A fronte di un maggior incasso per pedaggi Autostrade per l’Italia ha ridotto l’investimento in superficie di asfalto nuova fra il 2016 ed il 2017, calo che diventa del 36% se confrontato con il 2000. Se prendete delle buche sapete con chi arrabbiarvi.

Anche raddoppiando le spese ANAS per km di strada avremmo comunque una gestione molto meno costosa del sistema autostradale. Curiosamente il raddoppio dei costi km di Anas viene ad essere coerente con la contabilità di Autostrade per l’Italia come EBIT. Praticamente una gestione pubblica costerebbe la metà rispetto alla gestione del monopolista concessionario, anche ipotizzando un raddoppio dei costi pubblici a km.

Naturalmente Benetton, azionista di Atlantia, ha le spalle grosse. Ora magari manderà Oliviero Toscani a fare qualche foto socialmente utile. Intanto i cittadini italiani vengono spennati come dei polli, quando va bene.

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Il lato oscuro di Autostrade per l’Italia

Crolla l’ennesimo ponte in autostrada, altri morti, altro sangue. Non è che la punta dell’iceberg di un sistema stradale che fa acqua da tutte le parti.

Ogni volta il solito copione: mancano i soldi, rimpallo di colpe, competenze amministrative poco chiare, ci pensa la Regione o il Comune? È pertinenza della provincia, ma no. Le province non esistono più. Ed ecco che la colpa non è mai di nessuno e dopo un po’ di clamore la storia finisce nel dimenticatoio. Semplificare non è giusto, ma è comunque necessario far luce sui meccanismi di un sistema, quello delle autostrade italiane, totalmente sui generis nel panorama mondiale.

 

Le autostrade italiane sono gestite per la maggior parte da società concessionarie. Dal 1º ottobre 2012 l’ente concedente è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e non più ANAS e sono in maggioranza (5773,4 km al 2009) soggette al pagamento di pedaggio. Le autostrade sono gestite o dall’ANAS o da società firmatarie di convenzioni con l’ANAS stesso. L’ANAS inoltre fino a settembre 2012, controllava l’operato delle società concessionarie attraverso l’IVCA (‘Ispettorato di Vigilanza sulle concessioni autostradali) dotato di una struttura organizzativa autonoma, da lì in poi le funzioni di controllo sono state poi trasferite al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel 1982 viene costituito il Gruppo Autostrade, e nel 1987 Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A. viene quotata in Borsa Italiana, nel listino Mib30. Nel 1990 Autostrade introduce il Telepass, il primo sistema al mondo su larga scala per il pagamento dinamico del pedaggio. Questo sistema a pagamento verrà poi replicato prima in Regno Unito e poi negli Stati Uniti in tratte specifiche. Nel 2002, dopo la privatizzazione avvenuta nel 1999, in seguito ad un nuovo assetto organizzativo, le attività di concessione autostradale vengono conferite ad Autostrade per l’Italia, controllata al 100% da Autostrade S.p.A. (oggi Atlantia S.p.A.). La scadenza di questa concessione è fissata al 31 Dicembre 2038. La società che gestisce più km di autostrade è Autostrade per l’Italia. Fa parte del gruppo Atlantia S.p.A., che ne possiede il 100% del capitale sociale e che fa riferimento, come principale azionista, alla famiglia Benetton.

È presidente di Edizione Srl, la finanziaria della famiglia Benetton, di Autogrill, è consigliere del Gruppo Benetton, di Atlantia, Mediobanca, Pirelli & C. e Allianz.

È presidente di Edizione Srl, la finanziaria della famiglia Benetton, di Autogrill, è consigliere del Gruppo Benetton, di Atlantia, Mediobanca, Pirelli & C. e Allianz.

Il tema della concessione della gestione di autostrade è uno dei più scottanti: Autostrade per l’Italia ha firmato nel 2007 la nuova convenzione, entrata in vigore nel 2008 e valida fino al 2038. Il costo del canone di concessione che le aziende devono pagare – al Ministero per il 58 per cento e all’ANAS per il 42 – è fissato al 2,4 per cento dei pedaggi al netto dell’IVA. Uno scandalo. Secondo uno studio nel quinquennio 2008-2013, considerando i ricavi, gli investimenti e il costo del canone, si è registrato per le aziende del settore un utile netto pari a 8,467 miliardi di euro. Nonostante questi numeri il governo autorizza ogni anno aumenti medi dello 0,77%. Sulle vecchie autostrade il traffico non scende, gli addetti sono in continua diminuzione, gli investimenti promessi (in cambio degli aumenti di pedaggio) non sono invece stati realizzati. Per questi motivi gli aumenti delle tariffe, che per molti sono una vera e propria imposta sulla mobilità, sono ancor più ingiustificati. In Italia il pedaggio era legato ai costi di costruzione, che sono stati saldati nel 2008. A seguito di questo vengono giustificati per la manutenzione che come però risulta evidente anche dai crolli dei ponti, non viene fatta come si dovrebbe.

I concessionari sono 26, di cui due – Autostrade per l’Italia Spa del gruppo Benetton e Sias del gruppo Gavio – gestiscono circa il 70% dell’intera rete. Negli ultimi vent’anni la rete autostradale è rimasta pressoché la stessa, ma i loro ricavi sono più che raddoppiati, passando da 2,5 miliardi di euro nel 1993 a oltre 6,5 miliardi nel 2012, mentre tra il 2008 e il 2016 i pedaggi sono aumentati di circa il 25%, a fronte di una crescita dell’inflazione nello stesso periodo inferiore al 10%. Secondo un recente studio della Banca d’Italia, ogni chilometro di autostrada a pedaggio rende mediamente ai concessionari oltre 1,1 milioni di euro l’anno. Per altro, gli interventi di manutenzione come già detto, sono diminuiti di oltre il 40% anche e soprattutto a causa di un cavillo all’interno di una convenzione che prevede che i concessionari debbano reinvestire fino al 75% degli introiti solo se il traffico sulle autostrade che gestiscono è aumentato più del previsto rispetto ai piani di sviluppo. Risulta oltremodo inspiegabile il motivo per cui non si conoscono i contenuti né della convenzione del 1997, né di quella del secondo Governo Prodi del 2007, né gli atti aggiuntivi del 2013 e del 2015 dei Governi Letta e Renzi. Oltretutto considerando il fatto che l’atto del 2013 fu approvato dal Ministero in soli due giorni lavorativi, durante il periodo di Natale. Ci si chiede anche, che fine abbiano fatto le buone intenzioni del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, che nel sostituire Maurizio Lupi, dichiarò che fosse giusto indire delle gare per le concessioni autostradali. Oggi si discute di concedere una proroga delle concessioni per l’Autobrennero (A22) fino al 2045 e per Autovie Venete fino al 2038.

Graziano_Delrio_

Il 2 aprile 2015 è nominato Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi.

Ulteriore scandalo è rappresentato dal fatto che dal 2009 (prima non era possibile) quasi il 60% dei lavori autostradali sono stati affidati, sempre senza gare, a società controllate o collegate alle concessionarie. Come tenersi i soldi in casa. Questo vantaggio è stato confermato anche dall’ultima correzione al Codice appalti preparata dal Ministero delle Infrastrutture. Ovviamente la politica, in modo bipartisan, fa capo chino di fronte a questa situazione, complice il fatto che sia Gavio che Benetton elargiscono lauti finanziamenti a tutte le coalizioni, prima, dopo e durante le campagne elettorali, “auspicando” che la situazione rimanga a loro favorevole. Nonostante tutto questo, rispetto alle superstrade e alle strade comunali, la rete autostradale sembra un’infrastruttura di ultima generazione e questo rende l’idea della situazione in cui verte il nostro territorio. Questo perché i Comuni che dovrebbero reinvestire i proventi delle multe per rendere più sicure le strade a cominciare dalla chiusura delle buche, invece li utilizzano per fare cassa e chiudere i buchi di bilancio. Giorgio Ragazzi, esperto di infrastrutture e già direttore esecutivo della Banca Mondiale, su Linkiesta:

«Sono disgustato. È una vergogna che si trascina da secoli. Non abbiamo ancora trovato un governo che abbia la forza di respingere lobby potentissime come quelle dei concessionari. Speravamo che questo ministro cambiasse qualcosa, ma non mi pare stia avvenendo. Ci vorrebbero ben altra determinazione e capacità».

COMPOSIZIONE SOCIETARIA
Azionariato

L’azionariato comunicato alla Consob è il seguente:

Fonte: Consob, 31 marzo 2018

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Le menzogne dei media non riescono a coprire i crimini commessi nello Yemen

di  Luciano Lago

Il conflitto dimenticato nello Yemen che viene oscurato dai media occidentali, segna i crimini dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati di Washington e Londra.

L’Arabia Saudita cerca di giustificare le sconfitte che le sue truppe stanno subendo nello Yemen e incolpa l’Iran di fornire aiuti militari alle forze yemenite, inclusi i missili terra-terra che hanno colpito più volte obiettivi militari in territorio saudita.

In realtà tanto i sauditi come i servizi di intelligence USA hanno semplicemente sottostimato la capacità difensiva dello Yemen e dei suoi combattenti commettendo un grave errore. Nonostante il blocco aeronavale a cui il paese arabo è sottoposto da tempo da parte delle forze della coalizione USA-Saudita che assediano il paese, i combattenti Ansarolla dello Yemen hanno utilizzato una tattica di resistenza che ha messo in crisi le forze saudite e quelle degli Emirati (EAU) che hanno lasciato sul terreno centinaia dei loro soldati uccisi e decine di mezzi blindati distrutti dalla resistenza yemenita.

I moderni mezzi militari, come gli aerei da guerra F16, acquistati con il fiume di petroldollari di cui dispongono i sauditi, sono serviti per bombardare le abitazioni, le scuole, gli ospedali, le infrastrutture civili e causare una strage della popolazione civile ma gli stessi mezzi non sono riusciti a fiaccare la resistenza dei combattenti yemeniti che hanno costretto le forze della coalizione saudita ad impantanarsi sul terreno senza trovare una possibilità di sopraffare la resistenza.

D’altra parte la monarchia saudita che fa acquistare all’estero tutto quello di cui necessita, dalle armi al burro, pensa di poter continuare in modo indefinito a dettare legge e sottomettere gli altri paesi della regione grazie al proprio potere economico e militare e l’appoggio degli USA e di Israele.
Lo Yemen si autoproduce autonomamente molte delle sue armi ed ha rivelato una capacità di ingegno nella realizzazione di missili di produzione nazionale, anche modificando i vecchi Scud sovietici di cui disponeva nei suoi magazzini.

Truppe saudite

I monarchi Sauditi e gli Emirati sono ricorsi all’arruolamento di mercenari, in particolare di elementi sudanesi, per sostituire le proprie truppe che si sono rivelate imbelli e pronte a fuggire al momento delle battaglie. Tuttavia neanche questo escamotage ha consentito ai sauditi ed agli Emirati di fare progressi anzi sono rimasti sul terreno parecchie centinaia di mercenari arruolati per combattere una guerra che non è la loro. Vedi: Yemen, mercenari da tutto il mondo

Washington e Rijad ricorrono alle accuse infondate secondo le quali, denunciano che sarebbe l’Iran quello che sta fornendo aiuti militari allo Yemen e si ricorda la sceneggiata della rappresentante USA all’ONU, Nikki Alley relativa al missile che aveva colpito l’aeroporto di Rijad di cui si presumeva una fabbricazioine iraniana. Cosa improbabile per un paese sottoposto ad un ferreo blocco aeronavale della flotta USA e saudita.

Le accuse in realtà servono per coprire la ignominosa disfatta delle forze della coalizione saudita e nascondere all’opinione pubblica la vergognosa strage di innocenti che sauditi e statunitensi stanno eseguendo nel più povero paese della regione dove si è sviluppata anche una epidemia di colera che sta mietendo centinaia di migliaia di vittime fra la popolazione. Si calcola che ogni giorno nello Yemen muoiono almeno 10 bambini per effetto dei bombardamenti o dell’epidemia e della fame. Gli aiuti da organizzazioni internazionali sono impediti per causa del blocco.

Combattenti yemeniti

Un crimine questo commesso dalle grandi potenze contro la popolazione civile, crimine che rimane occultato sebbene l’ONU abbia definito questa come la peggiore tragedia umanitaria ai nostri giorni. Nessuno si muove per fermare la strage, al contrario risulta che gli USA e paesi occidentali, come Regno Unito e Francia in particolare, riforniscono massicciamente Rijad di armi nel grande business della vendita di armamenti. Un business per cui l’Arabia Saudita è il primo cliente al mondo dei paesi occidentali per acquisto di armamenti.

Sono gli stessi governi occidentali che spesso e volentieri riempiono i loro discorsi di “difesa dei diritti umani” quando fa loro comodo trovare un pretesto di ingerenza nelle questioni di altri paesi.

Bambini fra le rovine in Yemen

La resistenza yemenita ha ottenuto l’effetto di neutralizzare il tentativo dell’Arabia Saudita di imporre un proprio governo fantoccio sul paese arabo ed ha anche fornito una lezione, dimostrando al mondo che le più moderne armi non sono sufficienti a piegare la resistenza di un popolo che rimane orgogliosamente e caparbiamente saldo nel difendere la propria sovranità.

Le menzogne, la manipolazione dei media e la falsa propaganda delle centrali atlantiste non riescono più a coprire i crimini delle grandi potenze che sono implicate in questa vergognosa guerra di aggressione e di sterminio.

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Decine di bambini massacrati e feriti nel nord dello Yemen

L’Esercito dello Yemen ha lanciato cinque missili contro obiettivi nell’Arabia Saudita meridionale poco dopo che una coalizione di invasori guidati dal regno saudita aveva messo a segno attacchi mortali contro la provincia di al-Hudaydah ed aveva colpito e distrutto l’ospedale, con un bilancio di 55 vittime civili.

L’esercito yemenita e i suoi alleati hanno sparato i proiettili sulla punta sud-occidentale del regno, che comprende le regioni di Jizan, Najran e Asir, oltre il giovedì e il venerdì.
I missili lanciati dalle forze yemenite erano tutti del tipo Zalzal, che il paese ha usato nei suoi attacchi di rappresaglia contro l’Arabia Saudita.

Non è ancora chiaro se la ritorsione abbia causato perdite umane o materiali.

Separatamente, i soldati yemeniti hanno conquistato posizioni saudite nella zona di Asir a Majazah e al confine con l’Alab sotto il lancio di razzi. Hanno anche ucciso tre miliziani sostenuti dall’Arabia Saudita nelle montagne al-Doud e al-Dukhan a Jizan.

Altri rapporti che emergono dal campo di battaglia hanno mostrato che l’esercito yemenita ed i suoi combattenti delle milizie popolari alleate si sono scontrati con le forze dell’Arabia Saudita e i miliziani sostenuti dalla coalizione saudita nel distretto di Derihemi lungo la costa occidentale dello Yemen sabato scorso.

L’Arabia Saudita ei suoi alleati hanno invaso lo Yemen nel marzo 2015 per ripristinare al potere i suoi ex ufficiali sostenuti da Riyadh. L’invasione ha ucciso migliaia di persone e ha posto il paese ai margini di una vera e propria carestia.

Il Comitato rivoluzionario supremo dello Yemen, fondato dal popolare movimento Youthi Ansarullah dello Yemen, ha nominato il quarto anno dell’invasione “l’anno della pioggia missilistica” mentre il paese impoverito mantiene la sua lotta contro gli invasori. Allo stesso modo, gli Houthi difendono il paese dall’invasione della coalizione guidata dai sauditi.

La raffica di fuoco di rappresaglia è avvenuta poco dopo che almeno 55 persone sono state uccise quando gli aerei della coalizione hanno colpito un ospedale e un porto di pescatori ad al-Hudaydah.

Un giorno prima, almeno nove pescatori erano stati uccisi dopo che gli aerei a guida saudita che avevano bersagliato la loro nave al largo della costa di Hudaydah.

Bombardamenti nello Yemen

La città portuale di Hudaydah, la capitale della provincia, riceve la maggior parte delle importazioni dello Yemen, spingendo gli organismi internazionali a mettere in guardia gli invasori dal tenere sotto controllo i loro attacchi per le conseguenze drammatiche sulla popolazione locale. Vedi: Ospedale diostrutto in Yemen. MSF: “Crimine di guerra”.

Hezbollah parla

In una dichiarazione pubblicata venerdì, il movimento di resistenza libanese di Hezbollah ha condannato l’attacco saudita all’ospedale di Al-Hudayda nello Yemen.

“L’attacco degli aggressori sauditi e americani rivela la involuzione morale ed i crimini commessi dalla coalizione e la sua pesante sconfitta”, si legge nella dichiarazione.

“La brutale atrocità degli attaccanti sauditi e americani ha sconcertato il mondo”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti hanno prestato generosi rifornimenti di armi, le coordinate dei bombardamenti, il rifornimento aereo e il supporto logistico dei loro commandos (presenti nel territorio) all’invasione.

Nota: I media occidentali continuano ad oscurare i cromini di guerra commessi contro la popolazione dello Yemen mentre i governi oeuropei tacciono per nascondere le loro complicità con un conflitto che sta producendo migliaia di morti fra i civili e la “più grande tragedia umanitaria ai nostri giorni”, come è stata definita dall’incaricato dell’ONU.

Fonti: Press TV      South Front

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HAGUE PRESS CONFERENCE ON DOUMA CHEMICAL ATTACK: DETAILS, EVIDENCE, REACTION

Russian and Syrian officials as well as witnesses of the alleged chemical attack that took place in Syria’s Douma on April 7, held a press conference in The Hague on April 26.

HINT: The US, the UK and France used the April 7 incident in Douma to justify their April 14 missile attack on Syria. MORE HERE

The preess conference included “Presentation by the representative of the Ministry of Defence of the Russian Federation with direct participants of the fake video produced by ‘White Helmets’ on 7th April 2018, in the Hospital of Douma”.

Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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Major-General Igor Kirillov, the head of Russia’s Nuclear, Biological and Chemical Protection Troops, provided the following info:

  • Russian experts had performed “a detailed analysis of the information on the ground”.
  • No people injured or killed in the alleged chemical attack found.
  • No witnesses that the alleged chemical attack took place found.
  • Two gas cylinders, allegedly dropped by the government forces from helicopters, were found. The cylinders and the damage they supposedly caused did not fit the story of an airstrike entirely.

For example, one of the cylinders was not damaged:

Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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  • The cylinder was likely hauled by the “authors of the staged video”.
  • The owner of the apartments where the cylinder was found pointed out that nobody had been there during the alleged chemical attack. No injured or killed people were found.
Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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  • An apartment below the rom with the cylinder was being used by its owner to breed chickens and all the livestock “made through the so-called chemical attack alive”.
  • Russian servicemen also “uncovered a booby-trapped chemical laboratory and chemical stockpile in the city of Douma, which was liberated from the militants. They’ve been presumably used by the terrorists to manufacture toxic substances”.
Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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  • A cylinder similar to that filmed as a confirmation of the allged chemical attack was found in the militants’ laboratory.
Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

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Witnesses:

  • Russia brought a total of 17 witnesses of the incident, including 11-year-old Hassan Diab [filmed in the White Helmets video] and the Douma hospital staff, to The Hague;
  • Hassan Diab, his father and hospital staff participated in the press conference;
  • OPCW technical experts interviewed only 6 of 17 witnesses;

Hassan Diab:

Hague Press Conference On Douma Chemical Attack: Details, Evidence, Reaction

Hassan Diab during the “chemical attack” and after. Click to see the full-size image

According to witnesses:

  • Hospital staff: Some of the patients experienced respiratory problems but they were caused by heavy dust after the airstrikes. People filming the White Helmets’ video and screaming about chemical attack were not hospital staff or injured persons.

“There were people unknown to us who were filming the emergency care, they were filming the chaos taking place inside, and were filming people being doused with water. The instruments they used to douse them with water were originally used to clean the floors actually,” Ahmad Kashoi, an administrator of the emergency ward, said. “That happened for about an hour, we provided help to them and sent them home. No one has died. No one suffered from chemical exposure.”

  • Hassan Diab and his father: Hassan was not affected by the chemical attack and was de-facto forced to participate in the video filming.

“We were at the basement and we heard people shouting that we needed to go to a hospital. We went through a tunnel. At the hospital they started pouring cold water on me,” the boy told the press conference.

Russian Permanent Representative to the OPCW Alexander Shulgin said that the entire event shown in the MSM was staged. He also criticized the OPCW attitude towards the witnesses of the April 7 incident:

“The others were ready too [for being interviewed], but the experts are sticking to their own guidelines. They’ve picked six people, talked to them, and said they were ‘completely satisfied’ with their account and did not have any further questions.”

Shulgin emphasized that new false-flag operations against Damascus are “possible, since our American partners are once again threatening to take military action against Syria, but we will not allow that.”

“We urge the OPCW technical secretariat and experts to make use of their time in Syria and examine the undercover underground chemical laboratories of the militants, the terrorists, who used them, as we believe, to produce chemical munitions, including those used for all kinds of false flag attacks,” Shulgin added.

After the briefing, Syria’s deputy envoy to the OPCW Ghassan Obaid once again pointed out, called on the OPCW to inspect the captured sites where chemical weapons and toxic materials were discovered.

The OPCW fact finding mission visited two sites in Duma, where chemical weapons were allegedly used on April 7. The OPCW visited these sites on April 21 and 25 collecting samples there.

The full video in English:

Reaction:

  • The US, the UK, France and their allies boycotted the event.
  • The UK’s ambassador to the OPCW branded the press conference a “stunt”. “The OPCW is not a theatre. Russia’s decision to misuse it is yet another Russian attempt to undermine the OPCW’s work,” he said.
  • “This obscene masquerade does not come as a surprise from the Syrian government, which has massacred and gassed its own people for the last seven years,” France’s ambassador to the Netherlands, Philippe Lalliot said.
  • The US has not commented on the press conference. However, State Department spokesperson Heather Nauert ‏accused Russia and Syria of undermining the OPCW’s fact finding mission work in Douma.
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I militari siriani scoprono una grande quantità di armi prodotte dalla NATO a Douma (video)

I militari siriani scoprono una grande quantità di armi prodotte dalla NATO a Douma (video)

BEIRUT, LIBANO (4:30 PM) – Un’operazione di sminamento ha visto il ritrovamento di centinaia di esplosivi a Douma, a seguito della liberazione della città dai militanti di Jaysh al-Islam.

Secondo il Centro di riconciliazione russo per la Siria, gli sminatori siriani hanno finora individuato e disinnescato un totale di 1,2 mila mine, 1,5 tonnellate di materiale esplosivo e quattromila ordigni esplosivi fatti in casa.

Il centro ha anche riferito che un arsenale lasciato dai militanti includeva mine terrestri con i marchi dei produttori dei paesi membri della NATO. Video Al Masdar

Il processo di sminamento di Douma dovrebbe durare almeno tre mesi dall’inizio alla fine, ha detto il Centro russo per la riconciliazione delle parti opposte in Siria.

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che l’evacuazione di oltre 21.000 miliziani e membri della loro famiglia si è conclusa il 13 aprile.

Fonte: AL Masdar News

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Douma, dal reportage di Robert Fisk: Non c’è stato un attacco chimico

Douma, dal reportage di Robert Fisk: Non c'è stato un attacco chimico

Il noto reporter di guerra britannico Robert Fisk, nel suo reportage da Douma, nei luoghi dove ci sarebbe stato l’attacco chimico, ha intervistato residenti e medici di Douma, ed emerge un quadro della situazione che smentisce tutta la narrativa menzognera del maistream e dei governi occidentali.

Dal reportage del celebre e storico reporter di guerra Rober Fisk si evince che a Douma non c’è stato nessuno attacco con armi chimiche. Potrebbe essere contestata la versione di Fisk. Vero, ma dal momento che i governi di USA, Francia e Gran Bretagna hanno attaccato la Siria in quanto hanno ricevuto informazioni dai social network dell’uso di gas da parte dell’esercito siriano, perché non si dovrebbe credere ad un reporter di fama internazionale che da più di 40 anni realizza reportage dai campi di battaglia? L’articolo di Fisk acquisisce un autorevolezza maggiore dal momento che non si può affatto definire un simpatizzante di Assad. Dall’articolo, qui in originale, emerge. Segue traduzione integrale.

Questa è la storia di una città chiamata Douma, un luogo devastato e puzzolente di blocchi di appartamenti distrutti – e di una clinica sotterranea le cui immagini di sofferenza hanno permesso a tre delle nazioni più potenti del mondo occidentale di bombardare la Siria la scorsa settimana. C’è anche un dottore amichevole in un cappotto verde che, quando lo rintraccio nella stessa clinica, mi dice allegramente che la ripresa del “a gas” che ha fatto orrore al mondo – nonostante tutti i dubbiosi – è perfettamente genuina.
Le storie di guerra, tuttavia, hanno l’abitudine di diventare più oscure. Per lo stesso dottore siriano di 58 anni c’è qualcosa di profondamente scomodo: i pazienti, dice, sono stati sopraffatti non dal gas ma dalla fame di ossigeno nei tunnel pieni di spazzatura e negli scantinati in cui vivevano, in una notte di vento e bombardamenti pesanti che hanno scatenato una tempesta di polvere.

Come il dott. Assim Rahaibani annuncia in questa particolare conclusione, vale la pena di osservare che è per sua stessa ammissione non un testimone oculare e, mentre parla in buon inglese, si riferisce due volte agli uomini armati jihadisti di Jaish el-Islam [l’esercito dell’islam] a Douma come “terroristi” – la parola del regime per i loro nemici, e un termine usato da molte persone in tutta la Siria. Sto ascoltando questoQuale versione degli eventi dobbiamo credere?
Per sfortuna, anche i dottori che erano in servizio quella notte, il 7 aprile, erano tutti a Damasco per fornire prove a un’indagine sulle armi chimiche, che tenterà di fornire una risposta definitiva a questa domanda nelle prossime settimane.
La Francia, nel frattempo, ha dichiarato di aver “provato” che sono state usate armi chimiche, e i media statunitensi hanno citato fonti che dicono che anche le analisi del sangue e delle urine hanno mostrato questo. L’OMS ha affermato che i suoi partner sul campo hanno curato 500 pazienti “che presentano segni e sintomi compatibili con l’esposizione a sostanze chimiche tossiche.”

Allo stesso tempo, gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) sono attualmente bloccati dal venire qui sul luogo del presunto attacco di gas, apparentemente perché mancavano i giusti permessi delle Nazioni Unite.
Prima di andare oltre, i lettori dovrebbero essere consapevoli che questa non è l’unica storia a Douma. Ci sono molte persone con cui ho parlato tra le rovine della città che hanno detto di non aver mai creduto a storie di gas, che di solito venivano messe in atto dai gruppi armati islamici. Questi jihadisti, in particolare, sono sopravvissuti sotto una tormenta di fuoco di bombe vivendo nelle case di altre persone e in vasti e ampi tunnel con strade sotterranee scavate nella roccia viva con asce dai prigionieri su tre livelli sotto la città. Ho attraversato tre di loro ieri, vasti corridoi di roccia viva che contenevano ancora russi – sì, russi – razzi e auto bruciate.

Quindi la storia di Douma non è solo una storia di gas – o niente gas, a seconda dei casi. Si tratta di migliaia di persone che non hanno optato per l’evacuazione da Douma sugli autobus che sono partiti la scorsa settimana, insieme agli uomini armati con cui hanno dovuto vivere come trogloditi per mesi per sopravvivere. Ho attraversato questa città abbastanza liberamente ieri senza soldato, poliziotto o agente di sicurezza a seguire i miei passi, solo due amici siriani, una macchina fotografica e un taccuino. Qualche volta dovevo arrampicarmi su bastioni alti due metri e mezzo, su e giù per i quasi muri da terra. Felici di vedere stranieri tra loro, ancora più felici che l’assedio sia finalmente finito, sono per lo più sorridenti; quelli di cui puoi vedere le facce, naturalmente, perché un numero sorprendente di donne di Douma indossa un hijab nero.

Ho guidato per la prima volta a Douma come parte di un convoglio scortato di giornalisti. Ma una volta che un generale noioso aveva annunciato al di fuori di una casa distrutta “Non ho informazioni” me ne sono andato. Diversi altri reporter, per lo più siriani, hanno fatto lo stesso. Persino un gruppo di giornalisti russi, tutti in abiti militari, se ne è andato.
È stata una breve passeggiata per il Dr Rahaibani.

Dalla porta della sua clinica sotterranea – “Punto 200”, si chiama, nella strana geologia di questa città parzialmente sotterranea – c’è un corridoio che porta in discesa dove mi mostra il suo umile ospedale e i pochi letti dove piangeva una ragazzina mentre gli infermieri le curavano un taglio sopra l’occhio.
“Ero con la mia famiglia nel seminterrato della mia casa a trecento metri da qui quella notte, ma tutti i dottori sanno cosa è successo. C’erano un sacco di bombardamenti [da parte delle forze governative] e gli aerei erano sempre sopra Douma durante la notte – ma quella notte, c’era vento e nuvole di polvere enormi cominciarono a venire negli scantinati e nelle cantine dove vivevano le persone. La gente ha cominciato ad arrivare qui soffrendo di ipossia, perdita di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “Casco bianco”, ha gridato “Gas!”, Ed è cominciato il panico. La gente ha iniziato a gettare acqua l’una sull’altra. Sì, il video è stato girato qui, è autentico, ma quello che vedi sono persone che soffrono di ipossia – non intossicazione da gas.”

Stranamente, dopo aver parlato con più di 20 persone, non sono riuscito a trovarne uno che mostrasse il minimo interesse per il ruolo di Douma nel provocare gli attacchi aerei occidentali. Due in realtà mi hanno detto che non sapevano della connessione.
Ma è uno strano mondo in cui sono entrato. Due uomini, Hussam e Nazir Abu Aishe, hanno detto di non sapere quante persone siano state uccise a Douma, anche se quest’ultimo ha ammesso di avere un cugino “giustiziato da Jaish el-Islam [l’esercito dell’Islam] per essere “vicino al regime”. Si sono scrollati le spalle quando ho chiesto delle 43 persone che si dice siano morte nel famigerato attacco Douma.
I White Helmets – i primi soccorritori medici già leggendari in Occidente ma con alcuni spunti interessanti alla loro stessa storia – hanno svolto un ruolo familiare durante le battaglie. Sono in parte finanziati dal Ministero degli Esteri e la maggior parte degli uffici locali è stata gestita da uomini di Douma. Ho trovato i loro uffici distrutti non lontano dalla clinica del dott. Rahaibani. Una maschera antigas era stata lasciata fuori da un contenitore di cibo con un occhio forato e una pila di sporche uniformi mimetiche militari giaceva all’interno di una stanza. Piantato, mi sono chiesto? Ne dubito. Il posto era pieno di capsule, attrezzature mediche e file rotti, lenzuola e materassi.
Ovviamente dobbiamo ascoltare la loro versione della storia, ma non succederà qui: una donna ci ha detto che ogni membro dei White Helmets di Douma ha abbandonato il quartier generale e ha scelto di portare gli autobus organizzati dal governo e protetti dalla Russia per la provincia ribelle di Idlib con i gruppi armati quando è stata concordata la tregua finale.

C’erano bancarelle di cibo aperte e una pattuglia di poliziotti militari russi – un optional ora facoltativo per ogni cessate il fuoco siriano – e nessuno si era nemmeno preso la briga di irrompere nella prigione islamica ostile vicino alla Piazza del Martirio dove le vittime sarebbero state presumibilmente decapitate negli scantinati. Il complemento della città della polizia civile siriana degli interni – che indossa stranamente abiti militari – è sorvegliato dai russi che possono essere o non essere osservati dai civili. Ancora una volta, le mie domande sincere sul gas sono state soddisfatte con quello che sembrava una vera perplessità.
Com’è possibile che i profughi di Douma che avevano raggiunto i campi in Turchia stessero già descrivendo un attacco di gas che nessuno oggi a Douma sembrava ricordare? Mi è venuto in mente che, camminando per più di un miglio attraverso questi miserabili tunnel ingombri di prigionieri, i cittadini di Douma vivevano così isolati l’uno dall’altro per così tanto tempo che le “notizie” nel senso della parola semplicemente non avevano significato per loro. La Siria non è fatta come una democrazia jeffersoniana – come vorrei cinicamente dire ai miei colleghi arabi – ed è davvero una dittatura spietata, ma che non potrebbe manipolare queste persone, felici di vedere gli stranieri tra di loro, di reagire con poche parole di verità. Quindi cosa mi stavano dicendo?
Parlavano degli islamisti sotto i quali erano vissuti. Hanno parlato di come i gruppi armati abbiano rubato case ai civili per evitare il governo siriano e il bombardamento russo. Jaish el-Islam ha bruciato i suoi uffici prima che se ne andassero, ma i massicci edifici all’interno delle zone di sicurezza che avevano creato erano stati quasi tutti distrutti a colpi di bombardamenti aerei. Un colonnello siriano che ho incontrato dietro uno di questi edifici mi ha chiesto se volevo vedere quanto fossero profondi i tunnel. Mi sono fermato dopo più di un miglio quando ha cripticamente osservato che “questo tunnel potrebbe arrivare fino alla Gran Bretagna”. Ah, sì, signora May, ho ricordato, i cui attacchi aerei erano stati così intimamente connessi a questo luogo di tunnel e polvere. E il gas?

Fonte: The Independent
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I gruppi terroristi in Siria riprendono l’iniziativa dopo l’appoggio aereo USA

I terroristi aprono il fuoco pesante contro l’Esercito siriano facendo seguito all’attacco missilistico della Coalizione degli Stati Uniti

BEIRUT(FNA) – I gruppi terroristi jihadisti, schierati in alcune parti delle province di Aleppo e Homs, hanno lanciato pesanti attacchi alle posizioni dell’Esercito siriano dopo che Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno preso di mira il territorio siriano con i bombardamenti del sabato.
Il Fronte di Al-Nusra (noto anche come Fatah al-Sham Front o Levant Liberation Board), schierato nella città di Khan Touman nel sud-ovest di Aleppo, ha lanciato un attacco missilistico sulle posizioni dell’Esercito nei pressi di un aeroporto militare.

Nel frattempo, altri gruppi terroristici hanno preso d’assalto le posizioni dell’Esercito siriano ed hanno preso parte a feroci scontri con gli uomini dell’Esercito dopo che gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna hanno lanciato attacchi missilistici sul suolo del paese in guerra lo scorso sabato.

Anche le unità dell’Esercito siriano e con artiglieria e missili hanno martellato le posizioni dei terroristi nelle regioni di Taldu e Kafr Laha nel nord di Homs, infliggendo gravi perdite ai terroristi.

Gli esperti ritengono che gli attacchi intensificati dei gruppi terroristici contro l’esercito nelle zone di Aleppo e di Homs dimostrano il coordinamento tra loro e la coalizione guidata dagli Stati Uniti. Sembra certo che il comando della coalizione USA fornisce ai gruppi terroristici le coordinate GPS degli obiettivi da colpire.

Terrorista di Al Nusra

In uno sviluppo rilevante di sabato, l’Esercito e le forze alleate si sono impegnati in feroci scontri con i terroristi dell’ISIS nelle vicinanze della città di al-Sukhnah, nel nord-est di Homs, riconquistando il controllo di diversi punti vicino alla strada strategica di Deir Ezzor.

Nel frattempo, gli elicotteri russi hanno pesantemente martellato le posizioni e le mosse dei terroristi dell’ISIS nelle aree deglio scontri e nelle regioni vicine, infliggendo ingenti danni e perdite ai miliziani.

Una fonte militare ha riferito che le forze dell’Esercito siriano, sostenute dalla Russia, hanno respinto le offensive dell’ISIS contro le loro posizioni militari nei pressi del Reggimento 16, sottolineando che decine di terroristi sono stati uccisi durante le operazioni.

Gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito avevano lanciato una serie di attacchi alla Siria sabato per rappresaglia per il presunto attacco chimico del governo siriano nella città di Douma. L’assalto è arrivato poche ore prima che il gruppo dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW) arrivasse a Douma per determinare se le armi chimiche fossero state effettivamente utilizzate in quel posto.

Terroristi di Al Nusra

Secondo il ministero della Difesa russo, l’attacco missilistico contro le infrastrutture militari e civili della Siria è stato effettuato da aerei e navi militari statunitensi in cooperazione con le forze aeree britanniche e francesi, mentre le difese aeree siriane hanno abbattuto 71 dei 103 missili sparati dal Coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Nota: Risulta ormai noto che il gruppo terroristico di AL Nusra(oggi denominato in Fatah al-Sham Front ) è quello direttamente appoggiato ed armato da USA ed Arabia Saudita. Lo stesso gruppo, autore di ogni sorta di efferatezza contro i civili siriani, viene definito come “gruppo di opposizione” da Washington e dai media atlantisti. Questo gruppo, costituito da elementi di molte nazionalità, è il più organizzato ed il più armato e dispone anche di moderni missili antiaerei made in USA che sono stati forniti loro attraverso l’Arabia Saudita assieme a molte tonnellate di armamenti e equipaggiamenti vari.

Fonti: Fars News   Al Masdar News

Traduzione e nota: Luciano Lago

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