LA TERRIBILE CRONISTORIA DELL’OMICIDIO DI GHEDDAFI

DI CHRIS WELZENBACH

Il pezzo di Jean Paul Pougala del 14 aprile 2011 su Pambazuka News titolava “Le bugie dietro la guerra occidentale in Libia” descrive come l’Africa inizialmente avesse sviluppato il proprio sistema di comunicazioni transcontinentali comprando un satellite il 26 dicembre 2007: l’African Development Bank aveva sborsato 50 milioni di dollari dei 400 necessari, la West African Development Bank ne aveva aggiunti 27. La Libia aveva contribuito con 300 milioni, rendendo l’acquisto possibile. Pougala scrive quando tutto è già in opera, il nuovo sistema “connetteva tutto il continente a livello telefonico, radiofonico e televisivo, oltre ad altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l’insegnamento a distanza”.

Dopo 14 anni di perdite di tempo del FMI e della Banca Mondiale, la generosità del leader libico Muammar Gheddafi aveva permesso l’acquisto, che aveva evitato alle nazioni africane di richiedere un prestito di 500 milioni per avere accesso ad un satellite ed aveva privato le banche occidentali di potenziali miliardi in prestiti ed interessi.. al tempo, Gheddafi stava anche cercando di creare un sistema bancario trans africano basato sull’oro, per liberare il continente dai vincoli finanziari con il FMI e la Banca Mondiale – questo avrebbe gravemente danneggiato i due predatori.

Fin dal 2003 Gheddafi aveva lavorato sodo per ristabilire la sua reputazione di finanziatore del terrorismo, rinunciando a qualsiasi futuro supporto alle organizzazioni terroristiche e creando un fondo per le vittime dei voli Pan Am 103 e UTA 772, entrambi abbattuti da attacchi terroristici, dei quali si sospettava un finanziamento libico. Il 10 dicembre 2007 Gheddafi si era recato in Francia per un incontro con il Presidente Nicolas Sarkozy.

Durante il loro incontro dell’11 dicembre all’Eliseo, Gheddafi E Sarkozy avevano siglato accordi per un valore di 15 miliardi di dollari riguardo forniture militari e la costruzione di una centrale nucleare, ma ciò che più contava oltre al commercio era già in agenda. In un report del 12 marzo 2012, il consorzio di giornalismo investigativo Mediapart dichiarava “Secondo informazioni contenute in un report confidenziale preparato da un esperto francese di terrorismo e finanziamenti al terrorismo stesso, la campagna elettorale presidenziale del Presidente Sarkozy del 2007 aveva ricevuto almeno 50 milioni di euro di fondi neri dal regime del dittatore libico Muammar Gheddafi”. Documenti diffusi da Mediapart l’11 settembre 2016 confermano che le relazioni finanziarie tra Sarkozy e Gheddafi risalivano almeno al 10 dicembre 2006.

(Appena diffuse queste informazioni nel 2012 Sarkozy aveva negato di aver ricevuto denaro libico come finanziamento – pratica illegale in Francia, che lo avrebbe potuto condurlo al carcere – e aveva tentato di denunciare Mediapart. Tuttavia, parte un’investigazione ufficiale sulla condotta di Sarkozy era trapelata sul sito di Mediapart e le prove riconducevano direttamente al fatto che il Presidente francese aveva ricevuto il denaro).

Gheddafi aveva capito che a causa dell’iniziativa del satellite e della sua proposta di un sistema bancario panafricano (delle quali sicuramente l’occidente era a conoscenza), la sua popolarità presso i leader occidentali era in terribile calo, tanto da renderlo un possibile obiettivo di un “cambio di regime”, perciò aveva sperato che finanziando il leader francese si sarebbe comprato un’assicurazione sulla vita. Nel frattempo aveva fatto del suo meglio per apparire come un uomo di stato pro-occidente. Nell’agosto del 2008 Gheddafi aveva firmato accordi con gli USA formalizzando la compensazione per le vittime del terrorismo di stato e nel settembre 2008 Condoleeza Rice aveva visitato la Libia e dichiarato che le relazioni tra le due nazioni stavano entrando in una “nuova fase”.

Nel febbraio 2009, però, Gheddafi era stato eletto Presidente dell’Unione Africana e per la prima volta aveva reso pubblica la definizione “Stati Uniti d’Africa” e aveva suggerito la possibilità di un sistema bancario panafricano. (Profeticamente il 12 marzo 2009 Sarkozy aveva introdotto la Francia nella NATO, violando una tradizione risalente ai tempi di De Gaulle). Successivamente, in Agosto del 2009, Abdelbaset Ali al-Megrahi – pregiudicato per aver partecipato al bombardamento del volo Pan Am 103 – fu rilasciato dal carcere in Scozia ed accolto come un eroe al suo ritorno in Libia, più tardi lo stesso anno la Libia aveva siglato un accordo con la Russia per l’acquisto di 1.8 miliardi di dollari in armi. Questi eventi non migliorarono la posizione di Gheddafi agli occhi dei leader occidentali.

Per di più, il piatto era molto ricco. Prima della caduta di Gheddafi, la Libia aveva riserve liquide per 150 miliardi di dollari, oltre alle 143 tonnellate di oro nelle casseforti di Gheddafi. Come aveva scritto Pougala “[Larga parte di questo denaro] era stata accantonata come contribuzione libica per tre progetti fondamentali che sarebbero serviti a dare l’ultimo tocco alla Federazione Africana – la African Investment Bank a Sirte, Libia, la creazione, nel 2011, del Fondo Monetario Africano, e la creazione della Afrcan central Bank ad Abuja in Nigeria, che iniziando a stampare valuta africana avrebbe suonato un requiem per il franco CFA, attraverso il quale Parigi aveva tenuto al giogo vari stati africani per più di 50 anni”.

Il 7 giugno 2016, Bob Fitrakis scrive su Black Opinion:

le vere ragioni dell’attacco sono state spiegate da uno dei più famosi sicari economici statunitensi, John Perkins.

Perkins spiega che l’attacco alla Libia, come quello all’Iraq, ha a che fare solo con il controllo delle risorse, non solo petrolio, ma anche oro. La Libia ha il più alto standard di vita in Africa. Secondo il FMI, la Banca Centrale Libica è al 100% di proprietà statale. Il FMI stesso stima che la banca abbia riserve in oro per quasi 144 tonnellate.

La NATO è andata in Libia come un moderno pirata per saccheggiarne l’oro. I media russi, oltre a Perkins, hanno scritto che il panafricanista Gheddafi, l’ex Presidente dell’Unione Africana, sosteneva che l’Africa avrebbe usato l’abbondante oro presente in Libia e Sud Africa per creare una valuta africana basata sul dinaro aureo.

È significativo che nei mesi che hanno portato alla risoluzione dell’ONU che ha permesso agli USA ed ai loro alleati di invadere la Libia, Muammar al-Gheddafi parlava apertamente della creazione di una nuova valuta che avrebbe rivaleggiato con dollaro ed euro. Infatti questi invitava le nazioni africane e musulmane ad unirsi in un’alleanza che avrebbe dato vita alla nuova valuta, il dinaro aureo, la forma principale di scambio internazionale. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse in dinari aurei.

Nel dicembre 2010, una rivoluzione in Tunisia abbatté il governo. In seguito, nel 2011, incominciarono le “Primavere arabe”: rivolte popolari in Oman, Yemen, Egitto, Siria e Marocco. Mentre queste avevano portato al cambio di regime in Tunisia, in Egitto erano state brutalmente soppresse, mentre in Siria e Yemen avevano scatenato guerre civili non ancora estinte. Quelle in Oman e Marocco si erano spente da sole.

In Libia le cose stavano diventando quasi buffe,. A partire dal 15 febbraio 2011, una serie di proteste che chiedevano la cacciata di Gheddafi iniziò a scoppiare in Libia. Il 20 febbraio 2011 si parlava di 300 civili morti e del fatto che Gheddafi avesse sguinzagliato l’aviazione contro i dissidenti a Tripoli. Sarkozy a quel punto aveva trovato il modo di salvare i suoi amici banchieri e di coprire i finanziamenti illegali ricevuti da Gheddafi. Il 10 marzo 2011 Sarkozy decise di riconoscere come governo libico il “Consiglio Nazionale di Transizione”, l’ombrello sotto cui operavano i ribelli, e dichiarò l’istituzione di una no-fly zone, nel caso in cui Gheddafi avesse deciso di utilizzare armi chimiche contro la propria popolazione.

In un report del Guardian dell’11 marzo 2011:

La decisione unilaterale di Sarkozy di riconoscere il consiglio di transizione della Libia come legittimo rappresentante del popolo libico era grossolanamente prematuro. “Sarkozy sta agendo da irresponsabile” aveva avvermato un diplomatico europeo.

Mark Rutte, Primo Ministro olandese, affermò “La trovo una mossa folle da parte della Francia. Fare un passo avanti e sostenere ‘Riconosco un governo di transizione’ a sfregio di ogni pratica diplomatica non è la giusta soluzione per la Libia”

Il 19 marzo 2011 Sarkozy diresse i caccia francesi in missione contro la Libia e ordinò alla portaerei Charles de Gaulle di recarsi in acque libiche. I Francesi non erano soli. Prima nella stessa settimana – il 15 marzo – un F15 statunitense si era schiantato in Libia. Il 29 marzo gli USA avevano confermato che A-10 Warthog e elicotteri d’assalto A-130 erano stati inviati in Libia. Il 16 aprile il giornalista Jeremy Scahill, intervistato a The Eld Show:

Scahill: gli agenti della CIA sul campo in Libia sono in stretta relazione con i ribelli. Questa, come ha detto il Colonnello Jacobs, è la normalità. Ciò che mi preoccupa maggiormente è che sicuramente ci sono già operazioni speciali statunitensi sul territorio, che si preoccupano di marchiare gli obiettivi che dovranno essere colpiti dagli attacchi aerei. Ed, devo dirti che lo scenario di cui parli – quando parli di armare i “combattenti per la libertà”, mi porta alla mente le disastrose guerre sporche degli anni ’80, cioè, gli USA che vengono direttamente coinvolti in una guerra su territorio libico, con un pugno di ribelli … questi non hanno addestramento militare. Voglio dire, tu mi sta dicendo che gli USA sono nettamente schierati con una delle due parti di una guerra civile.

Il 7 giugno 2016 Fitrakis scrive:

… in un documento del Dipartimento di Stato declassificato, inviato ad Hillary il 2 aprile 2012, l’assistente Michael Blumenthal conferma che Perkins aveva ragione e che l’attacco sulla Libia non aveva nulla a che fare con il fatto che Gheddafi potesse essere una minaccia per la NATO o gli Stati Uniti, ma che l’unico obiettivo era razziarne l’oro.

Il governo libico possiede 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento. Nel tardo marzo 2011, queste riserve vennero spostate a Sabha (verso il confine sud occidentale con Niger e Ciad); Blumenthal aveva informato la Clinton, sottolineando l’importanza di quell’oro, che veniva accumulato come riserva per la creazione di una valuta panafricana legata al dinaro aureo libico. Questo piano avrebbe permesso ai paesi francofoni africani di avere un’alternativa al franco francese (CFA).

Blumenthal rivela la ragione dell’attacco NATO e del saccheggio imperiale francese, l’intelligence francese è venuta a conoscenza di questo piano poco dopo lo scoppio della ribellione, questa è stata una delle ragioni che ha spinto il Presidente Sarkozy a sferrare l’attacco.

5 erano le ragioni della guerra illegale della NATO contro la Libia. Secondo Blumenthal Sarkozy cercava: a. di ottenere una maggiore fetta della produzione libica di petrolio, b. di aumentare l’influenza francese in nord africa, c. di migliorare la sua posizione in Francia, d. di fornire all’esercito francese un modo di mettersi in luce, e. di soddisfare la preoccupazione dei suoi consiglieri nei confronti del piano a lungo termine di Gheddafi, di soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona.

È ovvio che Blumenthal avesse inteso il bisogno di Sarkozy di proteggere i banchieri francesi dal piano di Gheddafi, ma sicuramente non poteva avere idea dell’ulteriore motivo – eliminare le prove del proprio coinvolgimento nei finanziamenti illegali. Va altresì notato – e sottolineato – che nessuna delle ragioni elencate nell’e-mail di Blumenthal potrebbe giustificare un’invasione di uno stato sovrano.

Il 30 marzo 2011 il governo britannico espulse 5 diplomatici dall’ambasciata libica, visto che le relazioni tra Libia e occidente continuavano a peggiorare. Nei mesi successivi la guerra imperversò in tutta la Libia. Ad un certo punto si promosse una tregua tra governo libico e Consiglio Nazionale di Transizione (NTC), che non durò e in agosto la nazione era nuovamente messa a ferro e fuoco dalla guerra civile.

Dopo il 31 marzo 2011 gli USA avevano applicato la no-fly zone sui cieli libici, apparentemente per aiutare una rivolta legittima e togliere dal suo trono un dittatore sanguinario, ma i risultati degli attacchi andarono ben oltre il cambio di regime di Gheddafi. Il 18 giugno 2011 la NATO ha attaccato il Grande Fiume Artificiale, un enorme progetto per l’irrigazione che portava l’acqua ad immense distese aride. I caccia colpevoli di questo crimine non solo hanno distrutto un pezzo vitale delle infrastrutture libiche, ma il 22 luglio hanno fatto a pezzi anche l’unica fabbrica che poteva costruire i pezzi per le riparazioni necessarie. Questa mossa malvagia non aveva alcuno scopo, se non quello di punire tutta la popolazione libica.

Aiutati e sostenuti dalle potenze occidentali, i “ribelli” assediarono Tripoli e il 21 agosto 2011 la città cadde nelle mani dell’NTC. Gheddafi e il suo staff volarono immediatamente a Sirte. Poco dopo le 8 di sera il 20 ottobre 2011, con i “ribelli” che incalzavano, Gheddafi tentò di abbandonare Sirte su un convoglio di 75 veicoli, ma la sua fuga fu scoperta da un velivolo della RAF. Un drone predator statunitense guidato da qualcuno seduto nel deserto del Nevada lanciò i primi missili contro il convoglio, lo stesso fece il velivolo della RAF. 10 veicoli furono distrutti. Gheddafi sopravvisse all’attacco, ma fu immediatamente catturato dall’NTC, che lo aveva trovato in un canale di drenaggio. Gheddafi su crivellato di colpi e una baionetta gli fu infilata nel retto.

Prima della morte di Gheddafi la Libia era una nazione stabile, se non una tradizionale nazione stato. Secondo un report intitolato “La Libia di Gheddafi era la più prospera democrazia africana” di Garikai Chengu, apparso il 12 gennaio 2013 “La Libia era divisa in innumerevoli piccole comunità che di base si comportavano come piccoli stati autonomi all’interno di uno stato più grande. Questi avevano il controllo sui propri distretti e potevano prendere una serie di decisioni tra cui come allocare gli introiti della vendita di petrolio. All’interno di questi mini-stati, i tre principali organi della democrazia libica erano Comitati Locali, Congressi Popolari e Consigli Rivoluzionari Esecutivi”. Chengu spiega come i Comitati Locali facessero riferimento ai Congressi del Popolo, che poi passavano le decisioni ai Consigli Rivoluzionari Esecutivi, creando così un consenso diffuso sulle decisioni che riguardavano tutta la popolazione. “La democrazia diretta in Libia utilizzava la parola ‘elevazione’ più che ‘elezione’, ed evitava le campagne politiche, che sono una caratteristica tipica dei partiti e beneficiano solo delle promesse elettorali. A differenza dell’occidente, i Libici non votavano solo ogni 4 anni per il Presidente e un parlamento centrale che prendesse tutte e decisioni per loro. Tutti i Libici prendevano decisioni riguardo la politica interna, quella estera e quella economica.” Rovesciare Gheddafi ha fatto a pezzi un sistema di governo che aveva funzionato bene – e tranquillamente – per quasi 50 anni.

Sarkozy rimane un uomo libero. Deve ancora essere perseguito per aver ricevuto illegalmente denaro libico per finanziare la propria campagna elettorale e per aver scatenato una guerra illegale per coprire la propria relazione illegale con Gheddafi.

Molto è stato scritto circa la catastrofe caduta sulla Libia a seguito dei criminali attacchi francesi e statunitensi – 400.000 persone strappate alle proprie case, violenze e repressioni, la creazione di un nuovo stato fantoccio in seguito ad un’iniziativa di politica estera degli USA. Ma il vero danno è stato arrecato all’Africa stessa, se la proposta di Gheddafi di un sistema bancario trans africano fosse giunta a compimento, quello sfortunato continente per la prima volta in secoli avrebbe avuto una vera libertà e una vera indipendenza a portata di mano, una circostanza che le potenze occidentali non si sarebbero potute permettere. Libertà e giustizia non hanno mai fatto parte dell’agenda occidentale.

La sera del 20 ottobre 2011, durante un’intervista alla CBS alla notizia della morte di Gheddafi, il Segretario di Stato Hillary Clinton si lasciò scappare una battuta con il suo staff, affermando “Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto”, poi applaudì e rise fragorosamente. Questa rimane la più vile e degradante immagine di sempre di un membro del governo USA.

Chris Welzenbach è uno scrittore (“Downsize”), che per anni è stato membro del Walkabout Theater di Chicago. Può essere contattato aincoming@chriswelzenbach.com.

05.10.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Roma, presentata richiesta al Prefetto di annullare il concerto di Bello Figo

CARABELLA AL PREFETTO:NO AL CONCERTO DEL 15 AGOSTO A ROMA DI BELLO FIGO.CONDIVIDETE.Rispetto per l'Italia e gli Italiani.

Geplaatst door Simone Carabella op woensdag 2 augustus 2017

Il prete belga che vive in Siria: “I media occidentali hanno mentito”

Lei è estremamente critico della copertura mediatica della Siria da parte dei media occidentali. Cosa la disturba in tal senso?

PADRE DANIEL: L’idea di una sollevazione popolare contro il presidente Assad è assolutamente falsa. Vivo a Qara dal 2010 e ho visto con i miei occhi come gruppi di agitatori esterni al paese hanno organizzato proteste contro al governo, recrutando nel frattempo i giovani. Il tutto è stato filmato e diffuso da Al Jazeera per far credere che fosse in atto una ribellione. I terroristi stranieri si sono macchiati di omicidi colpendo le comunità sunnite e cristiane, con lo scopo di seminare discordia etnica e religiosa tra la gente siriana. In realtà, il popolo siriano è estremamente unito, come io stesso ho potuto osservare.

Prima della guerra, la Siria era una nazione nella quale una coesistenza armoniosa era possibile, uno stato laico in cui le differenti comunità religiose vivevano fianco a fianco pacificamente. La povertà era praticamente inesistente, il popolo usufruiva di un’eccellente assistenza sanitaria gratuita e di un valido sistema scolastico pubblico. Il discorso per quanto riguarda le preferenze politiche era più complicato, ma questo non costituiva un problema per la maggioranza della popolazione.

Madre Agnès-Mariam, del monastero di Mar-Yakub, è accusata di connivenza con il regime. Si dice di lei che abbia stretto amicizie nelle alte sfere.

Madre Agnès-Mariam aiuta instancabilmente la popolazione. Ha aperto di recente una mensa ad Aleppo, dove 25000 pasti caldi vengono preparati 5 giorni alla settimana. Guardi, è un miracolo che siamo ancora in vita. Un miracolo per il quale dobbiamo ringraziare l’esercito del governo siriano e Vladimir Putin, che ha deciso di intervenire quando i ribelli minacciavano di prendere il potere.
Vivevamo terrorizzati sotto l’occupazione straniera di migliaia di terroristi. Venivano dagli Stati del Golfo, dall’Arabia Saudita, dalla Turchia, dall’Europa, dalla Libia, dalla Cecenia. Formavano una forza di occupazione alleata di Al-Qaeda e di altri terroristi. Armati fino ai denti dagli americani e dai loro alleati affinché agissero contro di noi. Dicevano letteralmente: “Adesso questo paese appartiene a noi”. Molti di loro facevano uso di droga, la sera combattevano fra di loro e usavano le armi indiscriminatamente. Per lungo tempo abbiamo dovuto nasconderci nelle cripte del monastero. Quando questi mercenari sono stati scacciati dall’esercito siriano, tutti erano felici: i cittadini siriani perché odiano gli invasori stranieri, noi perché la pace è tornata nelle nostre vite.

Lei dice che l’esercito governativo siriano protegge i civili, eppure i media occidentali hanno diffuso ogni sorta di notizie riguardo alle atrocità commesse dagli uomini di Assad, come per esempio i bombardamenti con barili-bomba.

Non lo sa lei che la copertura mediatica della Siria è la più grande menzogna diffusa nei nostri tempi dai mezzi di comunicazione? Ciò che è stato diffuso a proposito di Assad è completamente insensato: erano i ribelli che massacravano e devastavano. Lei crede forse che i siriani siano un popolo di stupidi? Crede che qualcuno li abbia costretti ad acclamare Assad e Putin? Sono stati gli americani a orchestrare tutto questo, per i gasdotti e le risorse naturali nella regione e per contrastare Putin.

L’Arabia Saudita e il Qatar vogliono trasformare la Siria in uno stato sunnita senza libertà religiosa. Per questo vogliono che Assad cada. Sa, mentre l’esercito siriano si preparava alla battaglia di Aleppo, molti soldati musulmani venivano da me per ricevere la mia benedizione. Non vi sono problemi fra cristiani e musulmani. Sono i fondamentalisti islamici armati e addestrati dell’occidente che vogliono massacrarci. Sono tutti affiliati di Al-Qaeda e ISIS, non esistono i ribelli moderati.

Lei ha una volta definito Hillary Clinton un “diavolo nell’acqua santa”, perché come ministro degli esteri americano ha deliberatamente fatto precipitare il conflitto.

Ogni persona normale dovrebbe rendersi conto di questo: gli Stati Uniti devono smettere di destabilizzare i paesi che possiedono risorse naturali. Il problema più grave è rappresentato dalla volontà americana di imporre un mondo unipolare.

Lei è a conoscenza del fatto che la sua analisi verrà considerata controversa e sarà oggetto di molte critiche?

Io parlo per osservazione personale. Nessuno è costretto a credermi, vero? Ma so una cosa: i media possono contribuire al massacro del popolo siriano oppure possono scegliere di essere d’aiuto grazie a una copertura mediatica equilibrata. Sfortunatamente, fra i giornalisti vi sono troppi seguaci dei potenti e codardi.

(da GlobalResearch – Traduzione di Maria Teresa Marino)

Lezioni di vita…

Una lezione di vita per i giovani

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Geplaatst door MI PIACE la Buona Educazione op woensdag 2 augustus 2017

Tragedia del Vajont: storia e conseguenze

ORE 22.39 (12 minuti)

Video Completo (2 ore 19 minuti)

A cura di Edoardo Angione.

1 – La diga del Vajont

Foto della diga del Vajont, scattata nel 2013
Foto della diga del Vajont, scattata nel 2013 — Fonte: Getty-Images

“9 ottobre 1963: giorno della tragedia del Vajont”
La sera del 9 ottobre del 1963, una frana colossale precipita in una riserva d’acqua nella valle del Vajont, al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, provocando un violento ‘tsunami’. Si tratta di uno dei disastri naturali europei più gravi del ‘900, che raderà al suolo una cittadina (Longarone) e provocherà la morte di oltre 2000 persone innocenti, stravolgendo completamente l’assetto del territorio.

“La diga del Vajont fu costruita in una zona ad alto rischio sismico”
Commentatori, politici e giornalisti all’inizio si schierarono in difesa della diga, che nonostante il disastro naturale rimane in piedi: era un motivo di orgoglio per l’ingegneria italiana. Più avanti, si individuerà la responsabilità del disastro in alcuni dirigenti del settore elettrico: nonostante il disastro fosse prevedibile, a causa di interessi privati, la gigantesca diga era stata costruita ed utilizzata in un territorio ad altissimo rischio di frane e fenomeni sismici.

Il paese di Longarone e la diga del Vajont
Il paese di Longarone e la diga del Vajont — Fonte: Getty-Images

“Il Vajont è un torrente che scorre in Friuli Venezia Giulia e in Veneto”
Il Vajont è un affluente del fiume Piave che scorre nella parte sud-est delle Dolomiti, tra Friuli e Veneto. Nei secoli, questo corso d’acqua ha scavato una suggestiva gola stretta e profonda, la gola del Vajont, situata tra due montagne, il monte Toc ed il monte Salta. Sulle pendici del monte Salta sorgono alcune piccole comunità montane, racchiuse nel comune di Erto e Casso, mentre all’incontro della gola del Vajont con la valle del Piave, in provincia di Belluno, sorge la città di Longarone.

“Nel 1929 la Valle del Vajont fu ritenuta idonea per la costruzione di una diga”
Nel 1929, due studiosi reputano la Valle del Vajont idonea per la costruzione di un bacino idroelettrico per conto della SADE (Società Adriatica di Elettricità). Il progetto sarà approvato nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, attraverso un procedimento irregolare (soltanto 13 rappresentanti su 34 saranno presenti alla seduta), reso possibile dal periodo turbolento che l’Italia stava attraversando.

Il Monte Toc nel Vajont
Il Monte Toc nel Vajont —Fonte: Getty-Images

“1957: anno di inizio della costruzione della diga”
I cantieri verranno aperti, con ampi contributi pubblici, soltanto nel gennaio del 1957, sulla scia del ‘miracolo economico’ dando lavoro a circa 400 persone. L’economia italiana era in rapida espansione, e le città del nord, sempre più popolate, avevano bisogno di energia elettrica. Nonostante le preoccupazioni degli abitanti di Erto e Casso, molti dei quali possedevano pascoli e terre che sarebbero stati espropriati per fare posto al lago artificiale, la SADE decide addirittura di ampliare il progetto originale. La diga sarebbe diventata la più alta del mondo (266 metri di altezza, 723 sopra il livello del mare), in grado di contenere 115 milioni di metri cubici di acqua, su progetto dell’ing. Carlo Semenza.

“Nel 1959 una frana sormontò la diga di Pontesei causando la morte di un operaio della Sade”
Nel 1959, a pochi chilometri di distanza, una frana precipitava nel lago artificiale di un’altra diga progettata da Semenza, la diga di Pontesei, causando un’onda di 20 metri che costerà la vita all’operaio della Sade incaricato della sorveglianza, il cui corpo non sarà mai più ritrovato. I cittadini di Erto e Casso, sempre più allarmati, istituiranno un comitato, ma pochi mesi dopo la diga del Vajont è pronta.

2 – Una zona instabile

Una casa abbandonata di Erto e Casso dopo il disastro del Vajont
Una casa abbandonata di Erto e Casso dopo il disastro del Vajont — Fonte: Getty-Images
 “Tina Merlin denunciò più volte il pericolo di una frana”
Secondo una leggenda locale, la cittadina di Erto era destinata ad avere un periodo di prosperità, per poi sparire negli abissi di un lago. Ma non si trattava solo di antiche leggende: gli abitanti di Erto e Casso continuavano a percepire i segni ed i rumori di una frana imminente, e fino al 1963 non smisero mai di manifestare i propri timori. La giornalista Tina Merlin, che lavorava per il quotidiano comunista l’Unità, descrisse con una serie di articoli la preoccupazione generale e lo strapotere della SADE. L’azienda accuserà la Merlin di diffondere notizie false per turbare l’ordine pubblico, ma il tribunale di Milano la assolverà, stabilendo che i suoi articoli non riferivano nulla di falso.  


“La costruzione della diga coincise con la nascita dell’ENEL”
I timori e l’allarmismo non si accordavano bene con il clima di un’Italia in pieno boom economico, in cui la diga era percepita come una grande opera pubblica, benefica per l’economia, e di cui andare fieri. Per di più, il paese si stava avviando verso la nazionalizzazione dell’energia elettrica, ed anche per questo la SADE aveva fretta di passare al collaudo, per poter beneficiare in pieno dei contributi pubblici. Il primo collaudo della diga riempì il lago artificiale fino ad una altezza di 600 metri sul livello del mare, e l’acqua coprì i terreni espropriati agli abitanti di Erto e Casso.

“La SADE scoprì una paleofrana sul Monte Toc”
Parallelamente la Sade, allarmata dall’incidente presso la diga di Pontesei, commissionava nuove perizie, che stabilirono la presenza di una paleofrana sul monte Toc. A conferma di queste scoperte, nel novembre del 1960 una frana di 800.000 metri cubici di roccia precipita dal monte nel lago artificiale. La SADE continua a commissionare nuovi test: nel 1962 viene stabilito che la riserva d’acqua si trova in un’area a rischio, e che non dovrà superare il livello di 700 metri sopra il livello del mare.

“La diga del Vajont diventò proprietà dello Stato”
Alla fine del 1962, in seguito alla legge del governo Fanfani che stabilisce la nazionalizzazione dell’industria elettrica italiana, nasce l’ENEL: la diga del Vajont è ormai di proprietà statale. I tecnici dell’Enel devono subito gestire un nuovo scivolamento del monte Toc, mentre a Longarone, Erto e Casso, i segni di una frana imminente si fanno sempre più inequivocabili.

3 – L’incidente

Una casa distrutta dal crollo della diga del Vajont nel 1963
Una casa distrutta dal crollo della diga del Vajont nel 1963 —Fonte: Getty-Images

“9 ottobre 1963: data della caduta di una frana dal Monte Toc”
La sera del 9 ottobre del 1963, alle 22:39, un enorme blocco di terra di 400 metri cade dal Monte Toc, provocando una frana di 270 milioni di metri cubi di roccia, che in circa un minuto scivola nel lago artificiale ad una velocità di 100 km/h.

“La frana scavalcò la diga e colpì la cittadina di Longarone”
La massa di terra precipitata nel lago è superiore all’estensione del lago stesso, e provoca due gigantesche onde, alte più di 250 metri. La prima raggiunge Casso ed Erto, risparmiando i due paesi per pochissimo, ma spazzando via alcune frazioni. La seconda, la più terribile, scavalca la diga per finire nella valle del Piave, verso ovest: coglierà in pieno la cittadina di Longarone dopo 4 minuti.

“Morirono circa 1920 persone”
Quella sera molti degli abitanti di Longarone stavano guardando la finale di Coppa dei Campioni (Real Madrid contro Glasgow Rangers) quando la loro città viene spazzata via. Perdono la vita circa 1920 persone, tra cui centinaia di bambini. Soltanto 750 persone verranno identificate: alcuni corpi non saranno più riconoscibili dopo la tragedia, altri non verranno mai più ritrovati. Prima ancora di raggiungere Longarone, l’onda aveva smosso una quantità d’aria tale da essere considerata paragonabile ad una piccola bomba atomica, così forte che gran parte delle vittime vennero trovate nude, poiché i loro vestiti erano stati spazzati via dallo spostamento.

“La diga del Vajont esiste ancora”
Ironicamente, mentre l’80% degli abitanti di Longarone e molte costruzioni della città stessa venivano spazzate via, la diga del Vajont rimane integra, ed è in piedi ancora oggi.

4 – Dopo la tragedia

Longarone distrutto dal crollo della diga del Vajont, il 24 ottobre 1963
Longarone distrutto dal crollo della diga del Vajont, il 24 ottobre 1963 — Fonte: Ansa

“I primi soccorsi arrivarono la mattina del 10 ottobre”
Dove prima sorgeva la cittadina di Longarone, la mattina del 10 ottobre c’è un’enorme distesa di fango. Iniziano ad arrivare i soccorsi, vengono recuperati i primi cadaveri. Il giorno dopo, poiché c’erano rischi di ulteriori frane, viene ordinato lo sgombero a monte della diga, gli abitanti di Erto e Casso sono costretti a lasciare le loro case, ma alcuni di loro torneranno clandestinamente. Finita la tragedia, ci si inizia a domandare se in tutto questo qualcuno avesse una responsabilità.

“Per Dino Buzzati si trattò di un disastro naturale”
Giornalisti e partiti a questo punto si dividono: secondo alcuni (tra cui il Partito Comunista) a provocare il disastro era stata la SADE, secondo altri, tra cui lo scrittore e giornalista Dino Buzzati, si trattava di un disastro naturale che non andava strumentalizzato in senso politico. La diga, del resto, era un capolavoro di ingegneria.

Targa in ricordo delle vittime del Vajont a Casso nel 2013, per il 50° anniversario della tragedia
Targa in ricordo delle vittime del Vajont a Casso nel 2013, per il 50° anniversario della tragedia — Fonte: Getty-Images

“L’inchiesta dimostrò che il danno era prevedibile”
A pochi giorni dal disastro, parte un’indagine della magistratura e vengono nominate altre commissioni d’inchiesta per stabilire se si fosse trattato di un disastro naturale o se c’erano dei colpevoli. I capi d’accusa della magistratura sono: cooperazione in disastro colposo (sia di frana che di inondazione), omicidio e lesioni colpose plurimi. Ad essere accusati sono alcuni dirigenti e consulenti della SADE e alcuni funzionari del Ministero dei lavori pubblici. Tutte le relazioni tecniche del caso dimostrano che la catastrofe era prevedibile.

“Furono condannati un dirigente della Sade e di un ispettore del Genio civile”
Dopo un processo durato dal 1968 al 1972 verranno trovati colpevoli Alberico Biadene, un dirigente della Sade, e Francesco Sensidoni, ispettore del Genio civile. Soltanto Biadene finirà in prigione, per un anno e 6 mesi. La SADE era stata nel frattempo inglobata da ENEL e Montedison, che saranno condannate a risarcire i danni nel 1997. Nel 2000 lo Stato italiano dividerà le spese di risarcimento con Enel e Montedison.

Questa era una valle… non un catino da riempire con dell’acqua.

Laura Morante che nel film Vajont interpreta Tina Merlin